Apicoltura Gentile

La gentilezza è ciò che differenzia la mia apicoltura; non è una pratica specifica né una tecnica apistica vincente: è un atteggiamento, una pensiero, un’intensità di relazione.

Per me l’apicoltura è prima di tutto uno stretto legame di intesa tra api e apicoltore (cioè: apicoltrice). L’opportunità che mi offre è di entrare in relazione con un animale selvatico (l’ape) e di stabilire un’intimità con un universo che non mi appartiene. È un invito a perdersi nella natura, ad immergersi nel mantra “bzzz”, a farsi ipnotizzare dal suono e dal ronzio ed uscirne guariti, puliti, forti, in equilibrio.

È essere contagiati dalla fame di Sole dell’ape, e mangiarne a bocconi. È avere sete di fiori e colori, e saziare la sete. È essere contagiati dalla dedizione e dalla grazia di quest’insetto- e voler far parte del suo mondo.

Lo chiamo “approccio gentile”: perché le api dettano il ritmo del loro sviluppo, seguono il loro ciclo di vita, vengono distolte dal loro lavoro il meno possibile. È un approccio femminile, elegante, preciso e flessibile, che cerca i gesti essenziali, sicuri, veloci. Che gode dell’abbondanza, solo se arriva; ricerca i boschi, le radure, i pascoli nascosti, i terrazzi abbandonati.

È la mia vita che si accompagna a quella degli animali: è dolce e generosa a volte, dura e povera altre; ma è sempre”: sempre insieme, sempre di corsa, sempre avanti- apicoltrice e api, quasi una vita sola.

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